LA SEDIA, UNA LUNGA STORIA TRA FUNZIONE E BELLEZZA

Con il passare dei secoli, dall’avvento del Rinascimento, la sedia è entrata a far parte anche dell’arredo comune, si è poi evoluta nella forma e nella meccanica, fino ad arrivare a diventare oggetto di studio per la produzione industriale; e solo in tempi più contemporanei è diventato un oggetto iconico e testimone di processi produttivi e percorsi stilistici inediti. Effettivamente siamo abituati a riconoscere la sedia come oggetto funzionale: per l’uso che ne facciamo direttamente, oppure come riempitivo di angoli solitari; oppure, più comunemente nelle nostre case, con la funzione primaria di complemento del tavolo, al quale è collegata la sua figura. Dunque, la sedia è stata trasformata da prodotto di ebanisteria ad oggetto di design industriale, indagato in forme e materiali.

Prima che architetti e designer ne iniziassero la propria interpretazione, fu Thonet, che semplificando i passaggi produttivi (attraverso la curvatura a vapore del legno e assemblando i pezzi con semplici viti), rivoluzionò il concetto di sedia: da prodotto artigianale ad oggetto comune, per tutti. Il tubolare metallico di Mies, Breuer e Le Corbusier, il compensato curvato di Alvar Alto e poi Saarinen ed Eames, passando per la vetroresina, fino alle plastiche monoscocca di Panton del 1967.  Oggi potremmo sostenere che le caratteristiche che una sedia dovrebbe soddisfare sarebbero principalmente quelle di risposta a questioni tecniche ed ergonomiche. Esse ne determinano solidità strutturale, durevolezza e corretta postura, accompagnata dal giusto grado di comfort. Ma ultima e assolutamente non trascurabile caratteristica, la bellezza, o meglio il fascino, l’attrattività delle sue linee.
Tavolo Tulip
STORIA
Questo modello è certamente lavoro di Marcel Breuer, sebbene egli abbia utilizzato elementi che non erano affatto nuovi. Il sedile e lo schienale in canna sono un chiaro riferimento alle sedie in legno della Thonet. L’idea della sedia a “sbalzo” è generalmente attribuita a Mart Stam (v. mod. 144 Mvsevm). La corte tedesca, in seguito ad una causa legale che iniziò nel 1929, attribuì a Mart Stam la paternità dell’idea. Tuttavia questo modello viene comunemente chiamato la “sedia Breuer”. Nel 1960, il modello prese il nome della figlia del disegnatore, Cheska, ed oggi è comunemente detta “Cesca”. Le prime sedie “a sbalzo” di Stam, Lorenz e Mies avevano come schienale e sedile fasce di canapa, il che comportava l’uso di una barra di irrigidimento sia dietro lo schienale sia sotto il sedile. In questo modello e nelle successive varianti, Breuer utilizza sedile e schienale con struttura rigida di legno per eliminare la necessità delle barre di congiunzione: il risultato è una sedia di grande semplicità ed eleganza.
Breuer sedia
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